Di uomini giocolieri, quelli che cercano di far stare in equilibrio due o più relazioni, ne è pieno il mondo.
Pur essendo tutti deprecabili, alcuni sono davvero bravi, altri un autentico disastro. Io ne ho conosciuti diversi, ma uno merita la palma d'oro del cavolfiore. Per fortuna non posso definirlo un ex poichè nemmeno si instaurò una vera relazione, ma posso serenamente definirlo un idiota.
Conobbi questo tizio ad una festa. Non era affatto bello, e nemmeno chissà quanto simpatico, ma si nutriva di un sontuoso ego che mi incuriosiva. "Se ci crede tanto" mi dissi "qualche ragione deve avere". Ero troppo giovane per sapere che pochi hanno davvero motivo di essere esaltati. Lui dovette carpire la mia curiosità perchè mi si avvicinò e con occhio fisso da trota salmonata mi chiese un appuntamento. Credo fosse il suo modo di far notare meglio alle ragazze che aveva gli occhi celesti.
Mi mantenni sul vago e ci accordammo per un caffè al bar dell'università il giorno dopo. Volevo prima raccogliere qualche informazione su di lui. Ero giovane ma non scema. E comunque l'occhio lesso non mi aveva proprio fatta impazzire.
Chiesi un po' in giro e appresi che il trotone era fidanzato da molti anni con una specie di pia donnina a lui immensamente devota.
Il giorno dopo all'università sparai subito la mia cartuccia: "E la tua fidanzata?" Il giocoliere non si scompose:
"Ah. Lei non è una cosa che ti interessa".
"Ok, allora nemmeno tu sei una cosa che mi interessa."
"No, volevo dire che lei non ti deve preoccupare perchè non è proprio una fidanzata".
"E che cos'è? Una tata svizzera?"
"E' un'amica. Ma lo sa che io devo vivere la mia vita."
"Ho capito. E anche lei vive la sua vita?"
"No, che c'entra."
"Ecco appunto, lo immaginavo."
Ma lui, abituato a schivare le rapide, fu abbastanza abile da cambiare argomento e iniziò tutta una filippica su quanto fosse rimasto attratto da me, dal mio atteggiamento, dalle mie movenze, blablabla.
Continuavo a non essere convinta nè attratta, ma a quell'età i complimenti sono un ottimo cibo per l'autostima e non fanno ingrassare, quindi accettai l'invito per un altro caffè, sempre all'università, il giorno successivo.
Mentre eravamo ancora seduti, si avvicinarono due mie care amiche, che qui chiamerò Sara e Lara. Le invitai a sedersi e loro, fiutata l'aria di gossip, lo fecero ben volentieri. Il giocoliere diede il meglio di sè sfoggiando simpatia, cultura e intelligenza. Per un po' mi sembrò addirittura carino.
Nel frattempo si era fatto tardi e io dovetti scappare perchè il mio corso sarebbe inziato di lì a poco. Sara e Lara invece rimasero in compagnia del salmonato, che gentilmente si era offerto di dar loro un passaggio a casa. Evidentemente il viscido aveva calcolato che ogni ragazza apprezza incredibilmente che le proprie amiche vengano trattate con garbo. Infatti io apprezzai e quasi cominciai a rivalutarla, la bestia pinnata. Mi ripromisi un giro serale di telefonate con Sara e Lara per registrare tutti i commenti positivi sulla mia nuova conquista.
Il giro di telefonate ci fu, ma i commenti furono di tutt'altra natura. Quell'aborto di marpione aveva chiesto ad entrambe un appuntamento. A Sara approfittando di un attimo in cui Lara era andata in bagno e, durante il tragitto in auto, a Lara subito dopo aver accompagnato Sara.
No, dico..si può essere più imbecilli di così?
Il pesciazzo si credeva tanto irresistibile da irretire tutte e tre, confidando nel fatto che ognuna di noi, già innamorata stordita, non avrebbe mai confidato alle altre il meraviglioso segreto.
Ma è matematico che se sei un pesce così cretino prima o poi ci finisci tu nella rete.
Dopo aver scaricato a raffica tutto il nostro repertorio di insulti, io e le mie amiche ci incontrammo d'urgenza per studiare un piano. Sara lo chiamò e gli disse che era rimasta molto colpita da lui e voleva vederlo quella sera stessa, davanti all'edicola della stazione. Lui, figuriamoci, talmente ubriaco del suo ego, accettò con la bava alla bocca. Molto bene, pronto per essere cucinato con pennette e vodka.
All'appuntamento ci presentammo tutte e tre.
Non dimenticherò mai quello sguardo vitreo e quella bocca ridotta a uno sgorbio contratto quando sgommammo con i nostri motornini a due passi da lui e ci levammo il casco. Ci sentimmo molto Charlie's Angels in quel momento.
Esordii io "Aspetti qualcuno?"
Lui fece un passo indietro e balbetto una specie di "no".
Sara continuò: "noi sì, aspettiamo un coglione, ne hai visto uno in giro?"
L'esemplare rispose qualcosa che non capimmo e fece altri due passi indietro.
Lara concluse: "strano, dovresti averlo notato, un coglione come lui non s'è mai visto".
Il salmone-coglione indietreggiò ancora, voltò le spalle e cominciò a correre, lasciando per strada l'ultimo brandello di dignità che gli era rimasto.
Ricordo che noi tre avemmo grandi problemi nel riuscire a far ripartire i nostri motorini, tanto eravamo sderenate dalle risate.
In effetti questo tizio è proprio la vergogna della categoria dei giocolieri. Roba che il più banale degli sposati con amante ventennale, in confronto può essere definito un Einstein del settore.
Comunque ho saputo che ha sposato la sua devota. Poverina. E che ancora prova a fare il giocoliere, ma che le palle che usa per giocare continuano inesorabilmente a cascargli sulla testa.
giovedì 17 dicembre 2009
mercoledì 16 dicembre 2009
Lo sbrodolone
Signori, che jattura gli sbrodoloni!
Quelli che masticano con le fauci spalancate, che succhiano dal cucchiaio o, peggio, dal bicchiere, quelli che degustano il boccone schioccando rumorosamente la lingua sul palato...
Purtroppo quasi tutti i miei ex appartenevano a questa categoria. Che dramma. "Tutto sommato non è poi così grave" mi dicevo. E invece lo è. Tempo fa lessi di una signora settantenne che aveva ammazzato il marito per questo motivo. Mangiare è la cosa che si fa più spesso insieme - soprattutto con il passare degli anni - e avere di fronte uno sbrodolone può essere una tragedia, a meno che non si diventi cieche e sorde.
Uno dei miei ex mangiava e sputacchiava qua e là, lasciando attorno al piatto un cimitero di cadaverini. Quando gli chiedevo di fare attenzione, faceva la faccia da labrador influenzato e cominciava a masticare con la bocca sigillata come al rallentatore. Chiaramente lo sforzo durava pochissimo.
Un altro macinava il cibo come un maniaco stile Shining: sguardo perso nel vuoto, sorriso vago e denti ben in vista. Ricordo la sofferenza nello stargli di fronte mentre masticava le fette biscottate a colazione.
Poichè era anche permaloso, quando glie lo facevo notare lui ribatteva con cose del tipo "beh, allora questo rossetto ti sta male". "Ok, può darsi, ma cosa c'entra?". Bofonchiava qualcosa e riprendeva la sua opera.
Ma il vero sbrodolone, quello che ha dato il nome alla categoria resta imbattibile. Per lui il cibo era poco più di un mero rifornimento organico. Mangiava senza assaporare, semplicemente infilava in bocca, impastava e ingoiava. Tutto con una lentezza estenuante. Soprattutto con la bocca semiaperta, cosicchè, masticando, pian piano resti alimentari fuoriuscivano e gli si spalmavano intorno alle labbra. Una volta andammo a pranzo da sua nonna. La poverina aveva fatto i fusilli con il tradizionale ragù di carne e pomodoro. Io sedevo di fronte allo sbrodolone e lo guardavo infilare i fusilli in bocca come filo di cotone nella cruna dell'ago. E tutto il sugo sparso attorno alla bocca. A metà piatto pareva Cicciolina con il rossetto sbavato.
Approfittai di un attimo di distrazione della nonna e gli suggerii di darsi una ripulita. Lui, linfatico, prese il tovagliolo di lino candido e vi stampò su una tenue strisciata rosso arancio. Con ribrezzo mi accorsi che la stessa strisciata era impressa sulla sua faccia. Era talmente molle nei suoi gesti che non sapeva nemmeno pulirsi il muso. Adesso pareva Cicciolina dopo un bacio con un procione lavatore! Ma l'apice si raggiunse quando la nonnina portò a tavola i bocconcini di mozzarella di bufala, quelli che quando li mordi devi stare davvero attento a tenere la bocca ben chiusa altrimenti il siero di latte schizza sulla faccia dei commensali.
Lo schifoso si inserì tra le labbra un bocconcino intero e subito il liquido biancastro cominciò a colargli lungo il mento, miscelandosi con il sugo di pomodoro. Ero ad un passo dal vomito. La cosa strana era che la nonna sembrava non accorgersi di quanto fosse rivoltante il suo nipotino. Forse iniziava a diventare cieca.
Al momento del dolce - una piramide di profitteroles cioccolato e panna - non ce la feci più.
Chiesi scusa, mi alzai, dissi che avevo bisogno di un po' d'aria e uscii sul balcone.
Lo sbrodolone si offrì di accompagnarmi, così con mezza faccia impiastricciata anche di cioccolato e panna. "No!" Urlai quasi. "Tu finisci il dolce, io fumo una sigaretta e poi andiamo a casa". Tu a casa tua, io a casa mia, aggiunsi mentalmente.
Quelli che masticano con le fauci spalancate, che succhiano dal cucchiaio o, peggio, dal bicchiere, quelli che degustano il boccone schioccando rumorosamente la lingua sul palato...
Purtroppo quasi tutti i miei ex appartenevano a questa categoria. Che dramma. "Tutto sommato non è poi così grave" mi dicevo. E invece lo è. Tempo fa lessi di una signora settantenne che aveva ammazzato il marito per questo motivo. Mangiare è la cosa che si fa più spesso insieme - soprattutto con il passare degli anni - e avere di fronte uno sbrodolone può essere una tragedia, a meno che non si diventi cieche e sorde.
Uno dei miei ex mangiava e sputacchiava qua e là, lasciando attorno al piatto un cimitero di cadaverini. Quando gli chiedevo di fare attenzione, faceva la faccia da labrador influenzato e cominciava a masticare con la bocca sigillata come al rallentatore. Chiaramente lo sforzo durava pochissimo.
Un altro macinava il cibo come un maniaco stile Shining: sguardo perso nel vuoto, sorriso vago e denti ben in vista. Ricordo la sofferenza nello stargli di fronte mentre masticava le fette biscottate a colazione.
Poichè era anche permaloso, quando glie lo facevo notare lui ribatteva con cose del tipo "beh, allora questo rossetto ti sta male". "Ok, può darsi, ma cosa c'entra?". Bofonchiava qualcosa e riprendeva la sua opera.
Ma il vero sbrodolone, quello che ha dato il nome alla categoria resta imbattibile. Per lui il cibo era poco più di un mero rifornimento organico. Mangiava senza assaporare, semplicemente infilava in bocca, impastava e ingoiava. Tutto con una lentezza estenuante. Soprattutto con la bocca semiaperta, cosicchè, masticando, pian piano resti alimentari fuoriuscivano e gli si spalmavano intorno alle labbra. Una volta andammo a pranzo da sua nonna. La poverina aveva fatto i fusilli con il tradizionale ragù di carne e pomodoro. Io sedevo di fronte allo sbrodolone e lo guardavo infilare i fusilli in bocca come filo di cotone nella cruna dell'ago. E tutto il sugo sparso attorno alla bocca. A metà piatto pareva Cicciolina con il rossetto sbavato.
Approfittai di un attimo di distrazione della nonna e gli suggerii di darsi una ripulita. Lui, linfatico, prese il tovagliolo di lino candido e vi stampò su una tenue strisciata rosso arancio. Con ribrezzo mi accorsi che la stessa strisciata era impressa sulla sua faccia. Era talmente molle nei suoi gesti che non sapeva nemmeno pulirsi il muso. Adesso pareva Cicciolina dopo un bacio con un procione lavatore! Ma l'apice si raggiunse quando la nonnina portò a tavola i bocconcini di mozzarella di bufala, quelli che quando li mordi devi stare davvero attento a tenere la bocca ben chiusa altrimenti il siero di latte schizza sulla faccia dei commensali.
Lo schifoso si inserì tra le labbra un bocconcino intero e subito il liquido biancastro cominciò a colargli lungo il mento, miscelandosi con il sugo di pomodoro. Ero ad un passo dal vomito. La cosa strana era che la nonna sembrava non accorgersi di quanto fosse rivoltante il suo nipotino. Forse iniziava a diventare cieca.
Al momento del dolce - una piramide di profitteroles cioccolato e panna - non ce la feci più.
Chiesi scusa, mi alzai, dissi che avevo bisogno di un po' d'aria e uscii sul balcone.
Lo sbrodolone si offrì di accompagnarmi, così con mezza faccia impiastricciata anche di cioccolato e panna. "No!" Urlai quasi. "Tu finisci il dolce, io fumo una sigaretta e poi andiamo a casa". Tu a casa tua, io a casa mia, aggiunsi mentalmente.
martedì 15 dicembre 2009
il piagnone
I piagnoni sono tanto penosi quanto imbarazzanti.
Chiariamoci subito, non è che io abbia qualcosa in contrario sugli uomini che piangono. Non c'è nulla di male lasciarsi andare ad un pianto liberatorio in un momento di tensione, sconforto o dolore. Ma aprire i rubinetti alla prima occasione e disperarsi come un bimbo al primo giorno di asilo, no.
Purtroppo ho beccato anche il piagnone.
Durante i primi tempi si conteneva. Ogni tanto gli scappava la lacrimuccia dinanzi ad un bel tramonto o ad un film struggente. E fin qui, nulla di male. Io cercavo di non sottolineare queste manifestazioni. Erano momenti intimi, tutti suoi e preferivo starne fuori, al limite dimostrare la mia presenza con una mano sulla sua. Ecco, diciamo che l'idea di piangere abbracciati sul divano davanti al dvd di Ghost, non mi allettava, ma se lui sentiva di farlo da solo, non mi scandalizzavo.
Poi però le cose tra noi si misero male e io decisi che era ora di cambiare aria. Anche perchè scoprii che le sue erano troppo spesso lacrime di coccodrillo.
Iniziai così la penosa procedura per il lascito.
Prima il momento di confusione, poi il "non so cosa provo per te", poi ancora la pausa di riflessione, insomma il solito iter, che ben presto però si trasformò in una discesa in canoa lungo un fiume in piena.
Ad ogni tappa lui apriva le tubature e versava litri di lacrime.
Francamente non riuscivo proprio ad essergli di aiuto. A qualsiasi cosa dicessi, seguiva un altro zampillo. Non ne potevo più di quell'allagamento.
Ricordo che in quel periodo non uscvo mai senza un pacco famiglia di fazzolettini. Solo una volta li dimenticai e la scena fu disgustosa.
Lui oltre ad essere disperato era anche raffreddato, quindi iniziò a buttare giù dal naso un fiotto inarrestabile di liquame verdastro.
Non sapevo come arrestare l'emorragia e decisi ad un certo punto di tenermi un po' distante nel caso gli venisse in mente di abbracciarmi.
Lui pareva non accorgersi del fiotto e continuava a supplicare impastando lacrime e muco. Che schifo! Ad un certo punto si rese conto che il versamento stava per arrivare al collo della camicia e si portò la mano al viso, e poi..Orrore! raccolse una manata di liquido e lo scrollò a terra. Così, come quando ci si sciacqua le mani e si fa sgocciolare via l'acqua nel lavello.
Il piagnone colse la mia espressione orripilata e urlò: "Che c'è? Adesso ti faccio anche schifo?"
"Scusa, è che..non hai un fazzolettino?"
Fu come se avessi dato un'accettata ad un tubo fognario. Per poco non mi beccai in faccia quella pioggia di moccio impazzito.
Gli dissi, "aspetta vado a cercare un fazzolettino".
Ma da lontano lo vidi pulirsi con la sciarpa e non tornai più.
Chiariamoci subito, non è che io abbia qualcosa in contrario sugli uomini che piangono. Non c'è nulla di male lasciarsi andare ad un pianto liberatorio in un momento di tensione, sconforto o dolore. Ma aprire i rubinetti alla prima occasione e disperarsi come un bimbo al primo giorno di asilo, no.
Purtroppo ho beccato anche il piagnone.
Durante i primi tempi si conteneva. Ogni tanto gli scappava la lacrimuccia dinanzi ad un bel tramonto o ad un film struggente. E fin qui, nulla di male. Io cercavo di non sottolineare queste manifestazioni. Erano momenti intimi, tutti suoi e preferivo starne fuori, al limite dimostrare la mia presenza con una mano sulla sua. Ecco, diciamo che l'idea di piangere abbracciati sul divano davanti al dvd di Ghost, non mi allettava, ma se lui sentiva di farlo da solo, non mi scandalizzavo.
Poi però le cose tra noi si misero male e io decisi che era ora di cambiare aria. Anche perchè scoprii che le sue erano troppo spesso lacrime di coccodrillo.
Iniziai così la penosa procedura per il lascito.
Prima il momento di confusione, poi il "non so cosa provo per te", poi ancora la pausa di riflessione, insomma il solito iter, che ben presto però si trasformò in una discesa in canoa lungo un fiume in piena.
Ad ogni tappa lui apriva le tubature e versava litri di lacrime.
Francamente non riuscivo proprio ad essergli di aiuto. A qualsiasi cosa dicessi, seguiva un altro zampillo. Non ne potevo più di quell'allagamento.
Ricordo che in quel periodo non uscvo mai senza un pacco famiglia di fazzolettini. Solo una volta li dimenticai e la scena fu disgustosa.
Lui oltre ad essere disperato era anche raffreddato, quindi iniziò a buttare giù dal naso un fiotto inarrestabile di liquame verdastro.
Non sapevo come arrestare l'emorragia e decisi ad un certo punto di tenermi un po' distante nel caso gli venisse in mente di abbracciarmi.
Lui pareva non accorgersi del fiotto e continuava a supplicare impastando lacrime e muco. Che schifo! Ad un certo punto si rese conto che il versamento stava per arrivare al collo della camicia e si portò la mano al viso, e poi..Orrore! raccolse una manata di liquido e lo scrollò a terra. Così, come quando ci si sciacqua le mani e si fa sgocciolare via l'acqua nel lavello.
Il piagnone colse la mia espressione orripilata e urlò: "Che c'è? Adesso ti faccio anche schifo?"
"Scusa, è che..non hai un fazzolettino?"
Fu come se avessi dato un'accettata ad un tubo fognario. Per poco non mi beccai in faccia quella pioggia di moccio impazzito.
Gli dissi, "aspetta vado a cercare un fazzolettino".
Ma da lontano lo vidi pulirsi con la sciarpa e non tornai più.
il finto -generoso
Una cosa che non ho mai potuto tollerare negli uomini è l'essere spilorci. L'ho sempre associata all'aridità nelle manifestazioni affettuose. Quindi alla larga gli avari! Peccato però che molti all'inizio si mascherano da generosoni e poi, nel tempo, si rivelano dei tirchi disgustosi.Questa categoria è davvero difficile da individuare di primo acchitto.Nel mio caso era davvero impossibile.Questo mio tale ex all'inizio fece per me cose da paura: fasci di rose a tutte le ore, bottiglie del migliore champagne francese, cene nei più eleganti ristoranti della città, regali costosi e particolari.Io ero lusingata e affascinata, tuttavia qualcosa mi lasciava perplessa e mi impediva di lasciarmi andare del tutto. Più lui percepiva questa mia sottile diffidenza più aumentava il calibro dei regali.Comunque lo lasciai, un po' perchè i fasci di rose non mi hanno mai detto niente, un po' perchè stavo ingrassando troppo a furia di cene e cenette, ma soprattutto perchè il tipo non me la contava giusta.Però lui si disperò e fece fuoco e fiamme per riavermi. Stupita, mi lasciai intenerire e dopo qualche tempo decisi di tornarci insieme. Grave errore. Ogni lasciata è persa; così dovrebbe essere anche con i fidanzati. Zac! Persi per sempre. E invece no, come una citrulla, ci ricaddi.Mentre mi organizzavo su come fargli capire che non era necessario alimentarmi con i fiori e che ogni tanto una pizzetta in piedi andava benissimo, colpo di scena.Il bestione aveva fatto il pazzo per riavermi, ma evidentemente il suo ego malato era rimasto ammaccato. In cuor suo, credo, decise che non meritavo più le sue manifestazioni e la pioggia di generosità cessò di colpo. Da un giorno all'altro mi ritrovai accanto un tirchio da manuale,oltre che un viscido demolitore di tutto ciò che mi riguardasse (il mio abbigliamento, il mio fisico, le mie opinioni, ecc.)Mi ritrovai diverse volte a pagare i conti al supermercato, a pagare i biglietti del cinema e ricaricare il suo cellulare. Al mio compleanno si presentò a mani vuote e a Natale con un pigiamino di pessima qualità.Al ristorante continuavamo ad andarci perchè era lui ad insistere. Io infatti non mangiavo quasi niente mentre lui ingoiava l'impossibile, non a caso pesava più di un quintale. Lì continuava a pagare lui, ci mancava altro, eppure trovò il modo di farmi pesare la cosa. Un tempo espletava le operazioni di pagamento da gran signore: faceva un cenno del capo al cameriere, guardava l'importo distrattamente senza tradire alcuna emozione, tirava fuori le banconote o la carta di credito dal portafogli e li infilava discretamente nel portaconto, nascondendo scontrino e soldi alla mia vista.Nell'atto secondo, invece, inscenava questa volgarissima sequenza: chiedeva il conto ad alta voce, lo guardava, spalancava gli occhi, cominciava a controllare che fosse tutto in regola, poi sbruffava un pochino, estraeva faticosamente i soldi dal portafogli e lasciava il tutto in bella vista, rigirando il conto in modo che io potessi leggerne l'importo.Finalmente stufa di questa commedia, decisi di porre fine anche all'atto secondo. Ma volli farlo a modo mio. Gli chiesi di portarmi in uno dei più costosi ed eleganti ristoranti della città. Mi ci presentai con jeans stinti e scarpe da ginnastica sporche.Lui iniziò a criticare il mio aspetto e non si accorse che avevo ordinato un filetto di angus al pepe rosa della Martinica in salsa di cocco della Cambogia che gli sarebbe costata quanto una cravatta di Marinella. Mentre lui era passato a parlare di una mia cara amica, distruggendola moralmente, io chiedevo al cameriere anche una tagliata di vitellina in besciamella agli aromi medievali che valeva quanto un paio di scarpe Ferragamo da abbinare alla cravatta. Aggiunsi tre porzioni miste di verdure flambè che equivalevano a calzini, sciarpa e cintura Valentino.Man mano che vedeva arrivare i piatti ordinati, il bestione si imbufaliva."Ah, vedo che abbiamo fame stasera!"Verso la fine, andando in bagno chiesi al cameriere il conto e una bottiglia di vino del'74 (anno della mia nascita) di cui non ricordo il nome - sono astemia e del tutto disinteressata ai vini - e neanche il prezzo. Solo che con quei soldi, il tirchio avrebbe potuto comprare un vestito Armani cui abbinare tutti gli accessori sopra indicati.Quando il cameriere si avvicinò con bottiglia e conto che la comprendeva, mi strinsi nelle spalle come una bimba, con le mie scarpe sudicie allineate, pronta a godermi la scena. Il poveraccio ne ebbe ben ragione questa volta di spalancare gli occhi."Ma ti rendi conto e che...""Conto?" lo aiutai a finire."Perchè hai preso questo vino se non lo bevi neanche, e tutta questa roba? Non hai mangiato niente!""L'ho fatto per te. Perchè io ora mi alzo e me ne vado e tu resti da solo a finire. "E così me ne andai a piedi. Ecco perchè avevo messo le scarpe da ginnastica e avevo scelto quel ristorante non troppo lontano da casa mia.
Il miope
Uno dei miei campioni era miope parecchio. Tanto che senza lenti a contatto portava degli occhialoni che da viveur di provincia lo mutavano in un pessimo Woody Allen. La sua vita di bellimbusto dipendeva dalle lenti a contatto. Con gli occhiali diventava davvero ridicolo e improbabile. Una volta ebbe una congiuntivite che lo obbligò a portare i fondi di bicchiere per una settimana: trascorremmo sette giorni da frati trappisti chiusi in un rifugio sulle alpi apuane.
Altro dramma era rappresentato dal fatto che non era capace di mettersele da solo quelle dannate lentine. Solo la sua mamma poteva farlo.
Una volta, sul finire della storia, mi disse di farmi bella perchè voleva portarmi a cena fuori. Quelle cose patetiche per salvare il salvabile insomma. Io avevo già il colpo in canna. In una delle sue pause di riflessione, tanto per capirci, aveva pensato di esercitare il suo fascino senzocchiali su più d'una signorina.
Comunque io ero già pronta da un pezzo e lui non arrivava.
Lo chiamo e lui mi fa "Scusa, ma mamma non è ancora rientrata, sai le lentine.."
Ok. Altra mezz'ora e richiamo.
"Scusa tesoro, mamma è tornata ma è in bagno"
Altra mezz'ora e richiamo, ormai isterica.
"Eh, amore e che ci devo fare, mamma sta mangiando un gelato".
Ok. Adesso basta. La talpa abitava non molto distante.
Scesi da casa e inforcai la strada a testa bassa come una falciatrice spinta da un esercito.
Se avessi incontrato il capo degli ultrà avrei falciato anche lui.
Nel frattempo mi arriva un sms "mamma ha finito il gelato, ma adesso sta pulendo le spigole per papà, un attimo di pazienza".
Gli eserciti diventarono due.
Arrivai sotto casa sua e pigiai sul tasto del citofono come una matta.
"Scendi coglione", gli intimai sibilando.
"Amore, ma.. che fai qui, ma c..che dici.."
"Ho detto SCENDI COGLIONE!"
Evidentemente mammina era ancora alle prese con le spigole perchè l'orbo aprì il portone esibendo cinque centimetri di vetro per occhio.
Abbozzò un tentativo di spiegazione "Cucciolina mia, è che mamm..."
Mi partì un gancio destro che fece sbalzare gli occhiali dal suo nasone e li fece fracassare sul selciato.
Lui rimase senza parole ma io aggiunsi.
"E adesso le lentine sai dove te le puoi far mettere da mammina?".
Altro dramma era rappresentato dal fatto che non era capace di mettersele da solo quelle dannate lentine. Solo la sua mamma poteva farlo.
Una volta, sul finire della storia, mi disse di farmi bella perchè voleva portarmi a cena fuori. Quelle cose patetiche per salvare il salvabile insomma. Io avevo già il colpo in canna. In una delle sue pause di riflessione, tanto per capirci, aveva pensato di esercitare il suo fascino senzocchiali su più d'una signorina.
Comunque io ero già pronta da un pezzo e lui non arrivava.
Lo chiamo e lui mi fa "Scusa, ma mamma non è ancora rientrata, sai le lentine.."
Ok. Altra mezz'ora e richiamo.
"Scusa tesoro, mamma è tornata ma è in bagno"
Altra mezz'ora e richiamo, ormai isterica.
"Eh, amore e che ci devo fare, mamma sta mangiando un gelato".
Ok. Adesso basta. La talpa abitava non molto distante.
Scesi da casa e inforcai la strada a testa bassa come una falciatrice spinta da un esercito.
Se avessi incontrato il capo degli ultrà avrei falciato anche lui.
Nel frattempo mi arriva un sms "mamma ha finito il gelato, ma adesso sta pulendo le spigole per papà, un attimo di pazienza".
Gli eserciti diventarono due.
Arrivai sotto casa sua e pigiai sul tasto del citofono come una matta.
"Scendi coglione", gli intimai sibilando.
"Amore, ma.. che fai qui, ma c..che dici.."
"Ho detto SCENDI COGLIONE!"
Evidentemente mammina era ancora alle prese con le spigole perchè l'orbo aprì il portone esibendo cinque centimetri di vetro per occhio.
Abbozzò un tentativo di spiegazione "Cucciolina mia, è che mamm..."
Mi partì un gancio destro che fece sbalzare gli occhiali dal suo nasone e li fece fracassare sul selciato.
Lui rimase senza parole ma io aggiunsi.
"E adesso le lentine sai dove te le puoi far mettere da mammina?".
Bestiario degli ex
Ogni post avrà un titolo dedicato all'ex di turno. Ma attenzione: non è che ad ogni post corrisponda un ragazzo diverso. Per carità! Ho avuto la lucidità di fidanzarmi poche volte. Il fatto è che ogni ex ha saputo dare il peggio di sè trasformandosi di volta in volta in un esemplare diverso. Li descriverò in ordine sparso, non farò nomi e cercherò di non renderli riconoscibili, per una questione di privacy. Forse qualcuno si riconoscerà, o crederà di riconoscersi. E sono certa che se la prenderà. Perchè in questo blog l'elenco di ex è infinito, soltanto uno manca all'appello: l'ironico.
Parliamo di ex
La fine di una storia dovrebbe essere accompagnata da una pillola che fa dimenticare tutto. Perchè se è finita che senso ha ricordare tutti quegli episodi che non vorremmo mai raccontare a nessuno?
Sulla pillola, mi pare, ci stanno lavorando, ma nel frattempo come ci comportiamo con tutti quei ricordi imbarazzanti? Li sdoganiamo. Li cantiamo ai quattro venti così da ridimensionarne "l'indicibilità".
Anzi, facciamo così, ricicliamoli! Con i rifiuti fanno case, maglioni e addobbi natalizi. Io con questi ricordi-spazzatura voglio farne risate per chi legge.
Di materiale ne ho a sufficienza per un libro intero. Tra esperienze dirette e indirette questo blog potrebbe essere infinito.
Bene...cominciamo.
Sulla pillola, mi pare, ci stanno lavorando, ma nel frattempo come ci comportiamo con tutti quei ricordi imbarazzanti? Li sdoganiamo. Li cantiamo ai quattro venti così da ridimensionarne "l'indicibilità".
Anzi, facciamo così, ricicliamoli! Con i rifiuti fanno case, maglioni e addobbi natalizi. Io con questi ricordi-spazzatura voglio farne risate per chi legge.
Di materiale ne ho a sufficienza per un libro intero. Tra esperienze dirette e indirette questo blog potrebbe essere infinito.
Bene...cominciamo.
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